
Nell’immagine a destra: Jeff Goldblum in "Independence Day"

Un 2 luglio, a bordo di un'immensa astronave che si divide in più piccole ma sempre gigantesche (26 km di diametro) basi spaziali semoventi, gli aggressori galattici (mostruosi, afoni, telepatici e polipeschi) cominciano a devastare Washington, New York, Los Angeles. Grazie a un giovane scienziato ebreo che escogita un marchingegno per penetrare nel loro sistema di difesa, il 4 luglio, anniversario dell'indipendenza (1776) dagli inglesi, gli americani passano al contrattacco e li distruggono. Fantacolosso manicheo fondato sull'estetica dell'accumulazione e sulla simbiosi di vari generi con 54 citazioni di film di ieri e dell'altroieri. I pacifisti e i mistici dell'ecologia sono derisi. L'ottimismo, il patriottismo, il politicamente corretto, tutti americani a diciotto carati (con qualcosa di teutonico nell'impianto figurativo e un po' di Wagner di terza mano nell'ideologia apocalittica), sarebbero nauseanti se non sforassero spesso nel ridicolo involontario. Intermezzi comici tristanzuoli, effetti speciali con poco di speciale. Film americocentrico in cui il resto del mondo sembra Albania. “La tentazione di ribattezzare il film Incontri ravvicinati del Terzo Reich è forte” (Paolo Cherchi Usai). Costato settanta milioni di dollari (+ venti per il lancio), fu un successo planetario. Uscì da noi in 521 sale contemporaneamente, primato assoluto per l'Italia.
(fonte: “Il Morandini – Zanichelli” e www.mymovies.it)