VITA DI CIRCOLO

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GLI SCACCHI E LA TELEVISIONE

Nell’immagine a destra: il mondo degli scacchi protagonista in un episodio della serie “Colombo”, con Laurence Harvey nei panni dello sfidante/assassino.


”Tenente Colombo – Ultimo scaccomatto”

USA, 1973 – Serie televisiva

In “Ultimo scaccomatto” (The most dangerous match), il penultimo episodio della seconda serie, uno spazio maggiore del consueto viene lasciato alla vittima, il simpatico campione di scacchi sovietico Tomlin Dudek (Jack Kruschen) che stabilisce col suo futuro assassino – lo sfidante Emmet Clayton (Laurence Harvey) – un rapporto di leale amicizia mal ricambiato. Indimenticabile la partita a scacchi con sale, pepe, noci e quant’altro sulla tovaglia a scacconi d’un ristorante.

Il tenente Colombo, per quei pochi che ancora non lo sapessero, è un detective della sezioni omicidi del dipartimento di polizia di Los Angeles. Egli viene chiamato allorquando avviene un delitto nell’alta società, nelle eleganti villette di Beverly Hills o nelle faraoniche piscine adiacenti. A bordo del suo “macinino”, una vecchia e sobbalzante automobile con la capotte che fa acqua da tutte le parti, giunge sul luogo del delitto; con l’impermeabile sdrucito e logoro scende dalla vettura e lancia un’occhiata in giro; dopo essersi grattato la testa, dopo che la cenere del sigaro scadente gli è caduta sul trench già malridotto, Colombo, con l’occhio buono che gli rimane, cucina a fuoco lento l’assassino. L’aspetto dimesso, l’approccio impacciato e umile nei confronti dei sospettati, fanno sì che il colpevole cada nell’errore di sottovalutare l’investigatore. In realtà il detective ha già teso la trappola: dopo una serie di domande apparentemente innocue se non stupide, inizia a studiare la personalità di chi ha di fronte, a indagare su moventi, alibi, orari. Tutti gli episodi seguono un percorso obbligato e collaudato: all’inizio i telespettatori assistono a un delitto quasi perfetto; poi la tenacia del tenente smonta l’omicidio pezzo per pezzo, per arrivare infine al sospettato numero uno, inchiodato sia dalla minuziosa ricostruzione dei fatti che dall’assillante presenza di Colombo. Ogni puntata diventa così un “duetto”: dopo il sopralluogo di rito l’investigatore inizia un crescendo di botta e risposta con il probabile assassino, fino allo smascheramento finale. Alla fine la vera “vittima” risulta l’assassino. Ribaltando gli schemi classici del poliziesco, abbattendo il muro del whodunnit (quando il colpevole viene svelato solo alla fine, come in Ellery Queen), ogni puntata del serial è un gioco barocco di variazioni sul tema, come disse Omar Calabrese “un exercice de style alla Queneau”. Premiato 4 volte con l’Emmy Award e una volta con il Golden Globe, eletto da “Time” come “sbirro televisivo per eccellenza”, Peter Falk presta il volto a uno dei poliziotti più leggendari del piccolo schermo. Ma forse non tutti sanno che l’attore venne scelto solo dopo alcune vicissitudini: i creatori della serie, i compagni d’università Richard Levinson e William Link, fecero interpretare la prima puntata – in onda all’interno del Sunday Mistery Hour – da Bert Freed, quindi da Thomas Mitchell; all’epoca il protagonista non si chiamava ancora Colombo ma Fisher; quando la Universal mostrò interesse nel soggetto, i due ideatori pensarono a Lee J. Cobb e a Bing Crosby, impossibilitati tuttavia per altri impegni (il miliardario Crosby declinò l’offerta perché non avrebbe potuto continuare a giocare a golf con una certa regolarità). FalkColombo debuttò alla televisione americana il 20 febbraio del 1968, usando per tutto il primo ciclo la stessa camicia, le stesse scarpe, la stessa cravatta, gli stessi pantaloni e, naturalmente, lo stesso impermeabile.

(fonte: www.davinotti.com e www.mymovies.it)